Gli errori di comportamento dello Schettino sono probabilmente innumerevoli, e le telefonate stile Full Metal Jacket con De Falco e altri particolari dicono il peggio sulla questione d’onore e di civiltà che riguarda la responsabilità personale di un’autorità come la sua. Ma è onore anche perseguire una vera giustizia, rigettare la gogna e la lapidazione. E’ il bisogno (spesso fantozziano) di rivalsa, il motivo che ci fa adorare il capitano De Falco perché avremmo voluto dire noi, allo sciagurato Schettino, “Vada a bordo cazzo!”. Non tanto (anche se ci raccontiamo che è così, e ci immaginiamo in divisa in mezzo alla bufera, severi, efficienti, energici) per tensione verso l’eroismo, il decisionismo, il rigore, ma per bisogno di sfogo e di tifo, di liberazione dal nodo in gola. L’uso nevrotico della sassaiola sul capro espiatorio, non appena ne appaia uno all’orizzonte, nella convinzione di far dimenticare i nostri errori agli altri, aggrava l’infelice spettacolo aggiungendovi una quota di inintelligenza. Perché ritenere che la sfrenata deprecazione, concentrata su quello tra noi che ci viene consegnato legato, convinca lo spettatore internazionale che vi è un’Italia seria e sana, è davvero infantile. Visto dall’estero lo spettacolo mediatico di questi giorni è, di sicuro, più deprimente di quello dell’enorme scafo spiaggiato.
