Gli errori di comportamento dello Schettino sono probabilmente innumerevoli, e le telefonate stile Full Metal Jacket con De Falco e altri particolari dicono il peggio sulla questione d’onore e di civiltà che riguarda la responsabilità personale di un’autorità come la sua. Ma è onore anche perseguire una vera giustizia, rigettare la gogna e la lapidazione. E’ il bisogno (spesso fantozziano) di rivalsa, il motivo che ci fa adorare il capitano De Falco perché avremmo voluto dire noi, allo sciagurato Schettino, “Vada a bordo cazzo!”. Non tanto (anche se ci raccontiamo che è così, e ci immaginiamo in divisa in mezzo alla bufera, severi, efficienti, energici) per tensione verso l’eroismo, il decisionismo, il rigore, ma per bisogno di sfogo e di tifo, di liberazione dal nodo in gola. L’uso nevrotico della sassaiola sul capro espiatorio, non appena ne appaia uno all’orizzonte, nella convinzione di far dimenticare i nostri errori agli altri, aggrava l’infelice spettacolo aggiungendovi una quota di inintelligenza. Perché ritenere che la sfrenata deprecazione, concentrata su quello tra noi che ci viene consegnato legato, convinca lo spettatore internazionale che vi è un’Italia seria e sana, è davvero infantile. Visto dall’estero lo spettacolo mediatico di questi giorni è, di sicuro, più deprimente di quello dell’enorme scafo spiaggiato.
Mi Piaci

Mentre ci chiediamo ancora se i transessuali devono andare nel bagno dei maschietti, delle femminucce o in appositi sgabuzzini, circolano liberamente nel mondo sessualità poco considerate ma assai più interessanti. Stufo della solita coppia frocia desiderosa di matrimonio nel salotto televisivo o del dibattito sul pisello di Amanda Lear, ho scoperto che la parafilia è una gran figata e, fortuna sua, scarsamente trattata. Il termine indica tutto ciò che non si può considerare etero o omo (già questi termini mi fanno venire i conati) quindi, erroneamente, deviazioni. Ad esempio al signor dendrofilo non gli tirerebbe il cazzo se vedesse Nina Senicar svestita o Raul Bova ignudo, impossibile, ma se vedesse un albero stenterebbe a tenere la patta dei pantaloni serrata. E penso alla povera signora efefila che finge gli orgasmi col marito mentre sogna un bel pornazzo con chilometri di stoffa.
Gli altri mattacchioni (altro che gli elenchi soporiferi di Vieni Via con Me):
-acrotomofilia: sesso con persone artrolese o handicappate
-apotemnofilia: desiderio sessuale di avere uno o più arti amputati o di apparire come se così fosse
-cateterofilia: uso di cateteri
-clismafilia: clisteri dappertutto
-flatulofilia: godere come ricci con le scorregge
-mixacusi: ascoltare rumori di una coppia mentre scopa
-ospressiofilia: eccitazione a mille con il sudore
-rinofilia: godimento sessuale da contatti con il naso
-nosofilia: sesso con persone malate
-scatologia telefonica: telefonate oscene (personalmente il mio preferito)
-saprofilia: attrazione verso cibi o sostanze organiche putrefatte
-zooerastia: animali (un classico)
Almeno uno lo voglio conoscere e riempire di domande.
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Comunque è una merda!

Sono un cazzaro, dimentico pure di aggiornare il mio blog figlio erede legittimo. Un mostro. Rompo questo silenzio perché mi dà noia l’accoglienza con la foto di Madonna sfatta. Butto giù qualche pensiero in libertà, come mio solito. Ho la Joyce-ite acuta, dovrò pur confermare il titolone dell’Echissenefrega. Parentesi: mi hanno cambiato la grafica del blog senza chiedermi il permesso, villani. Sembra che l’autore dell’ahimè defunta non fosse un sant’uomo, e bla bla bla.
Insomma, la novità? sono di destra. No, non è vero, però qualcuno ne è convinto. Mi sono sempre sentito un gran bel pezzo di anarchico. Come le candide e baffute suorine di clausura non lo do a nessuno (il voto). Le poche volte che votai fu perché era una giornata assolata e misi la croce sul partito radicale. In fondo sono dei gran simpaticoni, ce l’hanno sempre con tutti, fanno gli scioperi anoressizzanti e parlano molto meglio di Antonino Di Pietro. Poi basta, mi diede noia, un rito troppo piccolo borghese. Piuttosto vado a messa a guardare come si vestono le sciùre. Tuttavia ho sempre letto giornali di sinistra, tipo Repubblica e il Manifesto (che ha sempre una prima pagina esteticamente perfetta). Fino a questi ultimi mesi in cui mi leggo dei giornaloni sfacciatamente di destra, così per curiosità. Ormai fanno tutto in casa, non attaccano il PD perché sarebbe come sparare su un porcospino morto in autostrada, ma se la prendono con l’ex camerata Fini. Poi basta, meraviglia delle meraviglie le cose di destra terminano lì. Svoltata la pagina politica si presentano deliziosi articoli culturali. La Mancuso, impeccabile e spietata, scrive di cinema su Il Foglio; Massimiliano Parente, il mio scrittore preferito, pubblica su Il Giornale e parla di tutto ciò che vuole e come vuole. Ecc. Ecc. insomma andateveli a vedere.
Deduzione logica: mentre tutti i radical chic di sinistra (sedicenti giornalisti, scrittori, artisti, poeti, intellettuali, e altri circensi) sono intenti a parlare di Berlusconi, quelli che se ne strafottono il cazzo del cortiletto politico vengono presi dai giornali destronsi e macinano copie come piovesse. Per non parlare di quelli che urlano alla mancata libertà di stampa e di parola pur avendo come editore o produttore Berlusconi. Nomi, vogliamo i nomi: Littizzetto (Mondadori), Saviano (Mondadori), Melissa P. (Einaudi), Luttazzi (Mondadori), Bertolucci (Medusa), Ozpetek (Medusa), Benigni (Medusa). L’elenco sarebbe più lungo, ma poi sembrerebbe il blog di Vieni Via con Me, sai che palle.
L’attuale governo Berlusconi non mi aggrada (anche Feltri dice che non è il migliore, pensa te), ma se siamo davanti ad un bicchiere di prosecco e stiamo parlando di cinema che cazzo c’entra piantarci dentro “comunque Berlusconi è una merda”? Piccoli ma fastidiosi fuori tema.
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Per sempre vergine
Sabato
- Pronto
- Ciao Enricooooo!!!
- … scusa ma chi sei?
- Sono Alfredo della Virgin Actiiiiveeee! Come va Enricooooo!
- Sì, ok, sto bene… ma ho fretta…
- Allora Enrico non vuoi iscriverti alla Virgin Active??? Daiii ci sono un sacco di promozioni meraviglioseee per tutto agostoooo!!! Dai! Dai! Dai!
- No no, io ad agosto vado in ferie! mica mi rinchiudo in una palestra! sei fuori!
- Aahahahah Enrico come sei simpatico! Dai, ti richiamo lunedì e fissiamo un appuntamento così ci vieni a trovareeee!!!
- No no, richiami qualcun altro perchè io non voglio andare in palestra!
- Ahahahahah troppo simpaticoooo! dai, ci sentiamo lunedì! ciaociaociaooo!
- Ma questo è leso!
Lunedì
- Pronto
- Ciao Enricoooooo!!
- Oh nooooo!
- Ahahahahh allora ti ricordiiii!!! Sono Alfredo della Virgin Actiiiiveeee!
- Oh noooooo!
- Ahahahah dai Enrico ti ho fissato un appuntamento a mezzogiorno qui da noi, così ti mostreremo quanto è bello quiiiii!!!
- Nooooooooo e poi mezzogiorno è un’ora che mi fa cagare
- Ma Enricoooo perchè hai cambiato ideaaa???? Buuuuuu!!!! Daiiii!!!
- Cambiato idea? Ma te sei più fuori di un balcone io ti dissi di no!
- Ahahahahah “balcone”! “dissi di no”! sei troppo forte!
- Senti ora ti pianto il telefono in faccia
- Vabè dai Enrico ci risentiamo, anche se perderai le meravigliose promozioni di agostoooo!… Enrico? Enricoooo? Enricooooo?

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Esiste un luogo per i Santi?
E a chi serve l’universo? Se il genere umano… se l’umanità scomparisse l’universo sarebbe inutile. O forse ha una sua funzione al di là dell’esistenza degli uomini?
Noi vogliamo imitare Dio, perciò esistono gli artisti. Gli artisti vorrebbero ricreare il mondo, come fossero piccoli dei. E fanno una serie… fanno un continuo ripensare… sulla Storia, sulla vita, su tutto quello che succede quaggiù… o su quello che la gente crede sia successo, solo perché crediamo… sì, perché alla fin fine noi crediamo nella memoria. Perché tutto è passato. E chi ci garantisce che quello che immaginiamo sia passato, sia passato realmente. A chi dovremmo credere? Questo mondo, questa ipotesi, allora è un’illusione.
La sola cosa vera è la memoria, ma la memoria è un’invenzione. In fondo la memoria, intendo dire nel cinema… nel cinema la cinepresa può fissare un momento, ma quel momento è già passato. In fondo, quello che fa il cinema è far rivivere il fantasma di quel momento. E abbiamo la certezza che quel momento sia esistito al di fuori della pellicola? O la pellicola è la garanzia dell’esistenza di quel momento? Non lo so. O diciamo che ne so sempre di meno. Viviamo, insomma, in un dubbio permanente. Per il momento viviamo con i piedi per terra, mangiamo, gustiamo la vita.
Manoel De Oliveira
L’importante non è come cadi, ma su cosa cadi

Ho sempre trovato molto volgare una qualsiasi persona illetterata e sgrammaticata, soprattutto raccolta dall’orto marcio dei vips, che si nasconde dietro un fittizio perbenismo giustizialista. Così come trovo per niente volgare un grande uomo di cultura che parla di temi bassi, pruriginosi, al limite della bestemmia ma con metafore, allusioni e ironie raffinatissime.
Aldo Busi è quest’uomo. Raro scrittore che si è sempre tenuto a debita distanza dal modello Baricco – ovvero romanzi che facciano sentire tutti i lettori intelligenti – scrivendo splendidi e complessi libri esclusivamente per un pubblico d’alto livello culturale. Ma è anche colui che si butta pasolinianamente nella melma televisiva per agitare le acque, proponendo il meglio della letteratura in uno studio colmo di bimbominkia lobotomizzati e coatti, facendo rissa con Sgarbi e dando del babbione a chiunque.
Ora, capirete il mio orgasmo multiplo quando ho visto Busi tra i concorrenti dell’Isola dei Famosi, è come quando vedi delle interferenze sullo schermo, inizi a prendere a calci il televisore per poi scoprire che invece no, è tutto vero. L’idea geniale di quest’edizione è stata quella di prendere un diamante e di buttarlo nel letame, lo si vedrà brillare e si noterà maggiormente la sua caratura, ma la puzza di merda darà molto, molto più fastidio. Ok, Echissenefrega è schifosamente radical chic e snob, ma qui non ci si perderà neanche una puntata della robaccia trash isolana. Perchè sarà molto divertente degustare l’irrisolvibile incomunicabilità tra la sintassi italiana e la volgarità. Alta televisione.
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Invito a pisciare fuori dal vaso

Per i cavoli miei, oggi stavo pensando al nido degli uccelli. Ne ammiravo la struttura grafica, oltre che funzionale, e la mia mente più contorta di un capello crespo senza balsamo si è ricordata di Nest magazine. Non cercatelo nelle edicole perchè è fallito, come tutte le cose meravigliose. L’idea fondante della rivista era quella di pubblicare solo interni e architetture vissute veramente, con qualche dito di polvere sulle mensole, fili scoperti, trashate religiose. Non si pensi alla banalità delle case etno-chic, qui si parla di storie eccentriche, molto eccentriche, ma che trasudano una personalità. Forse Nest mi ha fatto capire cosa non tollero della situazione sistema arte attuale: il prevalere del contenitore sul contenuto. Nest era splendido perchè non imponeva una linea, non reinterpretava e non disinfettava le sue storie, te le spiattellava con crudeltà ed evidenza in faccia. Permetteva di affondare il faccione nel bello come nelle gare a chi mangia più torte alla panna in due minuti. Di rimanerne anche traumatizzato o colpito, perchè no. Vogliamo parlare del sistema museale, delle gallerie e degli “eventoni”? Fighissimi edifici firmati dai soliti quattro archi-star, pareti ospedaliere, etichette minuscole con bollini “acquistato”, gente brutta e ignorante camuffata da radical?
Non ce la faccio, schiumo dal naso se vedo ancora un’installazione di Cattelan nel solito angolo bianco perpendicolare, con l’impiegata di turno che si dà un tono nel cappotto pied-de-poule dopo aver confermato su facebook la partecipazione al “vernissage del Maurizio (per gli amici)”. Vernissage un emerito cazzo, esposizione figa un benedetto corno, biennale di mia nonna in carriola! Forse non abbiamo capito che appendere ad una parete un quadro o un televisore al plasma con un video, confinarli come cavalli di razza nel loro recinto di due metri quadrati, è un po’ come svuotarli di senso. E soprattutto avere l’intenzione di raggiungere questi luoghi, per sentirsi intelligenti, non ha senso. Per dio! Certe cose meravigliose le trovi anche inserite tra la Padania e la Settimana Enigmistica!
Da grande estimatore della video art vorrei trovarmi il dvd di un videomaker nel fustino del Dixan, accanto alla palettina. Vorrei andare dal fornaio e beccarmi l’installazione di un geniale artista indo-pakistano tra le baguette e le michette. Gradirei sedermi in un locale e trovarmi inconsapevolmente immerso nell’ultima performance dell’artista marocchina che per mantenersi deve pulire il culo ai vostri figli.
Per carità, ognuno è libero di fingere il proprio interesse ad Art Basel, alla Biennale di Venezia e all’Art Fair ma non mi coinvolga, sto scaricando della roba molto più interessante da emule.
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via Agrado…

Così per incanto, l’italietta scopre l’esistenza dei transessuali. Brevemente appetitoso il fatto che Luxuria vincesse l’Isola, da leccarsi i baffi, invece, lo scoprire che ai vari marrazzi gli piacciono le tette con i cazzi. Perdonatemi la rima. Solita moda mediatica, attendo l’assoluzione e conseguente santificazione, stile Lapo Elkan e Mastella. Il problema è che i trans resteranno lì a battere, mentre il paradiso (non maurizia) si riempirà di ipocriti redenti…
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La morte ci fa belli

Un tempo era tradizione la foto col morto: il mesto parentado circondava la salma truccata, abbigliata e infiorata per avere l’indelebile immagine ricordo di un evento. Uscivano sempre orribili foto dai visi di cera, si stenta a distinguere il defunto dai vivi ma, guardate con occhi contemporanei, appare tutta la loro bislacca originalità. Oggi si fotografa pure il cane mentre sta cagando, ma non ci si mette più in posa con la zia schiattata, atto considerato giustamente una tamarrata nonchè tabù. Non si fa, non ci si pensa neanche, punto e stop. Il fatto è che d’immagini funeree ne divoriamo maniacalmente a tonnellate ogni giorno, consapevoli o meno: guerre di turno, omicidi passionali estivi, la vecchia dimenticata nell’appartamento e i pischelli ubriachi finiti fuori strada con la Porsche di papà. Tutti con i loro bei lenzuoli bianchi d’ordinanza e magari qualche braccio che spunta fuori.
L’arte, quando non è puro commercio, ci viene un po’ in soccorso o meglio: ribalta le carte in tavola per farci ri-pensare la società contemporanea. Se il nostro rapporto con l’insolito è sempre mediato da un’inquadratura, può capitare che alcuni performer invece ci sbattano in faccia un evento, costringendoci a reagire in qualche modo. Ci aveva provato Cattelan con i bambini impiccati all’albero, Studio Aperto gridò allo scandalo e qualche deficiente si spaccò le ossa per salvare i bambocci fantocci. I Facedowner sono un gruppo artistico internazionale più soft ma efficace, con una formula semplice e regole precise: un tizio si sdraia prono in qualsiasi luogo pubblico e così disposto viene fotografato. Preferibili le braccia lungo il corpo, i palmi delle mani verso l’alto e naturalmente l’immobilità, in attesa di un’istantanea che fermi le reazioni dei passanti. Più che il solito movimento artistico è un invito a mettersi in gioco, ognuno di noi può essere il defunto protagonista sull’asfalto, in un cesso pubblico o in discoteca, forse per rinverdire i fasti del do it yourself? Le potenzialità fotografiche intervengono nel congelare i dettagli più divertenti: un bambino che succhia il chupa chups mentre osserva il fatto con occhi basiti, la signora col cappellino che scavalca la scena del finto crimine e le porte della metro che si bloccano per non affettare il morto. Può essere che ormai l’ironia sia un po’ inflazionata ma non se ne ha mai abbastanza e raramente fa del male. Anzi: scoperte le regole del gioco, passanti-vittime e performer-carnefice finiscono a tarallucci e vino perché l’insolito, quello vero, è sempre esteticamente esilarante.
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Quannu puru i spini mi parunu ciuri

Ok, ho fatto una testa tanta a tutti, ma Lampedusa mi si è attaccata come un’influenza benevola.
E’ un’isola che mi ha dato molto, in pochi giorni ho cercato di succhiarne il succo, ed è un po’ una droga. Mi ha coinvolto in continui pensieri e conversazioni con la gente più varia e sconosciuta: chiedendo informazioni piccole ad un passante, questo inizia a parlarti della sua vita, delle sue opinioni e di quanto ami la sua terra. Sì perchè gli abitanti di Lampedusa adorano alla follia la loro isola, come fossero felicemente e inesorabilmente radicati nella terra arida, nel mare trasparente e capriccioso.
L’essere un minuscolo popolo serrato tra grandi discussioni sui clandestini, è una notizia che scivola cinicamente sulla loro pelle scura e rugosa. La mente di Lampedusa si rivolge solo ai suoi cannoli, alle ceste di pesce, agli scooter tamarri e alle processioni della Madonna. Con pregi e difetti ho scoperto forse l’Italia che desideravo, fatta di piccoli uomini filosofi con la salsedine sulle labbra e ironiche matrone procaci. Mi sono adagiato un po’ sugli allori, purtroppo cascandoci di culo quando una nuvola adombrò Cala Greca, offuscando la mente di una spiaggiante. Una turista veneziana, medico, maratoneta incallita, buona cultura, esordì: “i gay mi fanno schifo!”. Così mi piombò addosso il petrolio di tutta l’italietta che mi ero lasciato alle spalle.
Qualche minuto vuoto, scrollai sconsolato un po’ la testa e raggiunsi il pescatore-scultore Nicola su uno scoglio, strappandomi una risata mentre mi confidava: “c’è gente del nord che è più terrona di noi”…
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